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Minzolini: " "Poveretti quei cittadini che si trovano ad avere a che fare con la giustizia" 2/2

"Poveretti quei cittadini che si trovano ad avere a che fare con la giustizia". Questo è il primo commento rilasciato dall'ex direttore del tg1, Augusto Minzolini, ai microfoni de "La Zanzara" su radio24, commentando il suo rinvio a giudizio per la vicenda delle spese sostenute con la carta di credito aziendale. "Se c'è una cosa macchinosa in Italia, questa è la giustizia. Qui a Roma è normale il rinvio a giudizio, c'è una percentuale del 97%." Riguardo al suo passato incarico, l'ex direttorissimo dichiara: "Di solito la carica di direttore del tg1 dura mediamente un anno e mezzo. Il povero Lerner è durato molto di meno, qualcun'altro molto di più. Più fai, più innovi e più sei a rischio che ti fanno fuori prima. Nel mio caso, se uno ti dice "parliamone", ne parliamo. Se qualcuno ti dice: "ah no, devi andar via per questo" e poi ti accorgi che quella legge è inapplicabile, che per la prima volta è stata applicata con te e che non sta nè in cielo, nè in terra, allora ti incazzi.". Sul tg1 diretto da Alberto Maccari, Minzolini afferma: "continuo a guardare il tg1, di fatto sta tornando indietro, è più tradizionalista del mio. Maccari è legato ancora a uno schema che per me è superato, quello del duopolio". Sul calo degli ascolti del tg1 ai tempi della sua direzione, Minzolini sostiene che la colpa è della digitalizzazione." Circa la vicenda della carta di credito, l'ex direttorissimo afferma che i suoi guadagni non erano così trascendentali ("prendevo 5.040 euro al mese, è scritto tutto su dagospia").

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La modella di 16 anni che si uccide per un rifiuto

La modella di 16 anni che si uccide per un rifiuto

Una ragazza di 16 anni si è buttata sui binari dopo aver ricevuto un messaggio in cui un ragazzo cancellava un loro appuntamento

 

Uccidersi a 16 anni per una delusione d’amore. Lo ha fatto la bellaGabrielle Joseph, studentessa con velleità da modella, buttandosi sotto un treno diretto a Cardiff giusto 75 minuti dopo aver ricevuto un messaggino nel quale il ragazzo con cui sarebbe dovuta andare al cinema l’indomani cancellava l’appuntamento. Lo ha accertato l’inchiesta che si è conclusa ieri, confermando che la giovane Gabrielle, originaria di Briton Ferry, Galles del Sud, si è tolta volontariamente la vita il lunedì di Pasquetta perché disperata dal rifiuto ricevuto.

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Una tesi suffragata anche dal ritrovamento del messaggio di tre pagine postato dalla ragazza ai suoi amici di Facebook nel quale annunciava di avere intenzione «di uccidermi stasera» e che è stato presentato come prova alla corte dal coroner Philip Roger (che però ha preferito non leggerlo ad alta voce, perché ritenuto troppo straziante). La giuria ha così chiuso il caso con un verdetto disuicidio, anche se i genitori della ragazza continuano a non darsi pace per quanto successo.

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«Siamo distrutti per la perdita della nostra adorata Gabrielle – hanno detto mamma Julie e papà Terry in un comunicato alla stampa – ma dobbiamo cercare di andare avanti e di capire le motivazioni che spingono i ragazzi al suicidio, accettando l’impatto che questo loro gesto ha su chi resta. Ecco perché vogliamo cogliere l’occasione di quanto tragicamente capitato a noi per invitare i ragazzi a parlare con qualcuno di cui si fidano, perché nessun problema è insormontabile e c’è sempre chi è disposto ad aiutarli».

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Grecia, tasso di suicidi più alto d'Europa. E' colpa della crisi.

Nel 1929, uno degli effetti della "Grande Depressione", fu il vertiginoso aumento del tasso di suicidi: oggi, a distanza di oltre ottant'anni, il triste fenomeno sembra ripetersi anche in Grecia, il paese europeo che più sta soffrendo la crisi economica.

Secondo quanto riferisce il quotidiano Athens News, la Grecia ha raggiunto, nei primi mesi del 2011, il primato del tasso di suicidi in Europa. Il quotidiano ellenico cita i dati diffusi dal gruppo di volontariato "Get Involved" che si occupa di prevenzione del suicidio: secondo la ONG, il numero di persone che si sono tolte la vita è aumentato del 40% nell'ultimo anno, proprio in concomitanza con l'inasprirsi della crisi economica.

E' impressionante notare che, prima della crisi finanziaria, la Grecia era il Paese con il più basso tasso di suicidi in Europa, corrispondente al 2,8% per 100.000 abitanti. Oggi, questa percentuale è cresci

La dottoressa Eleni Beikari, psichiatra dell'organizzazione non governativa Klimaka che offre una hotline anti-suicidio 24 ore su 24, ha spiegato: "Non si tratta mai di una cosa sola, ma quasi sempre, quando le persone in procinto di suicidarsi chiamano per chiedere aiuto, ci parlano dei debiti, della disoccupazione e della paura di essere licenziati".

I responsabili della linea telefonica "1018" raccontano che, dall'inizio della crisi, il numero delle chiamate si è quadruplicato. Il servizio telefonico ha ricevuto circa 2.500 chiamate nel 2010 mentre nei primi otto mesi di quest'anno hanno superato le 5.000: prima della crisi, la hotline riceveva circa 10 telefonate al giorno, mentre ora ne riceve più di 100.

La maggior parte delle chiamate provengono da donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni e da uomini tra i 40 e i 45 disperati per i problemi economici", ha precisato Eleni Beikari. "Nella mia esperienza sono gli uomini i casi più gravi poiché soffrono per la perdita del senso di dignità e di orgoglio".

Dopo la città di Atene, la maggior parte delle chiamate al 1018 arrivano dall'isola di Creta dove oltre 20 persone si sono tolte la vita negli ultimi 18 mesi per motivi riconducibili alla crisi economica.

Anche i "telefoni azzurri" hanno visto aumentare sensibilmente il numero delle chiamate. "La crisi crea, chiaramente, dei gravi squilibri in famiglia", sostiene la psicoterapeuta Katiana Spyrides. "In particolare, abbiamo notato un aumento dei livelli di stress nei bambini e negli adolescenti, i quali si trovano ad affrontare nuovi problemi, come vedere i propri genitori in carcere per reati di natura economica, o veder cambiare drasticamente il proprio tenore di vita e compromessi i propri bisogni, non solo materiali ma anche emotivi".

E aumentano le analogie con la lontana "Crisi del '29" quando, nel pieno della grande depressione, banchieri, manager e investitori, si buttavano dall'alto dei grattacieli di Wall Street non potendo sopportare il fallimento della propria azienda o la rovina dei propri patrimoni.

Ma, fanno notare gli esperti, c'è una macroscopica differenza tra la crisi di quegli anni e quella che stiamo vivendo adesso: si assiste ad un cambio dei soggetti sociali maggiormente coinvolti. Se una volta a suicidarsi erano i manager, i banchieri e i grandi imprenditori che non riuscivano più a creare lavoro per i propri dipendenti, oggi sono proprio quei dipendenti, ormai disoccupati e oberati da troppe tasse, a pensare di togliersi la vita poiché non più in grado di garantire una vita dignitosa alle proprie famiglie.

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